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Torino: una madre racconta la tragica esperienza con Vannoni e le staminali

Lo psicologo Davide Vannoni, ©wired.itIl “metodo stamina”, tra sostenitori e contestatori, continua, giorno dopo giorno, a far parlare di se. A contestarlo è però stavolta una mamma che, presa dalla disperazione per la malattia della figlia, si è rivolta all’ormai famosissimo dottor Davide Vannoni. Precisiamo che la sigla “dottor” anteposta al nome di Vannoni indica solamente che stiamo trattando di una persona laureata, non un medico. Riportiamo di seguito i punti salienti dell’intervista rilasciata alla testata giornalistica Repubblica dalla mamma torinese di una bambina, Denise (nome di fantasia), affetta da una paralisi celebrale fin dalla nascita.

La signora, una commerciante di Torino, inizia l’intervista premettendo che la figlia, ormai undicenne, non ha riportato nessun miglioramento a seguito delle cure eseguite dal dottor Vannoni. Ma Denise riesce a sorridere ed è questo l’unico motivo che tranquillizza la madre, ormai indebitata per qualcosa che non ha dato i suoi frutti. La signora ha infatti consegnato a Vannoni ben 40 mila euro nel 2009 con la speranza che le cure da lui sperimentate fossero, come lui stesso vantava e continua a vantare, miracolose. Denise, dice la madre, "Non parla, non può muoversi, non si sa quanto capisce. Ma lei è tanto forte"

Quando la mamma di Denise inizia a sentir parlare del metodo stamina, era la primavera del 2009 e proprio in quel periodo aveva deciso di recarsi in Thailandia per tentare una cura per la figlia. "Una signora  sapeva che volevo andare in Thailandia e così mi ha raccontato di queste iniezioni avvertendomi anche che su suo marito non avevano avuto effetti”. Da qui è iniziata la sua storia. “Per prima cosa ho portato mia figlia dal neuropsichiatra indicato da Vannoni, a pagamento, a Moncalieri. Il suo parere è stato dubbio: non sapeva dirmi se avremmo avuto benefici".

Tornata da Vannoni, nell’ormai famosa sede di via Giolitti a Torino, la signora è stata subito rassicurata e quindi incoraggiata ad andare avanti. "Mi è stato mostrato il filmato di un ballerino russo, quasi paralizzato che aveva notevoli miglioramenti". È proprio in quel momento che la signora si trova davanti una sorta di “contratto” con il quale si impegnava a versare 40 mila euro per le cure della figlia con il metodo stamina. "Io non li avevo, e il mio commercialista mi ha consigliato di aprire una onlus. Ho chiesto un prestito in banca, ho messo i barattoli in bar e negozi per raccogliere il denaro. Però sono stata truffata pure dalla persona a cui mi ero affidata, passava a riscuotere il denaro prima di me". Insomma, una tragedia nella tragedia.

Siamo intanto al 17 luglio 2009, data in cui la signora effettua il bonifico da 27 mila euro che permette di avviare la terapia. Infatti, già il giorno dopo la signora viene invitata a recarsi con la figlia a Gravedona per il carotaggio osseo. “La mia bimba è stata addormentata con l'anestesia totale, ma dopo poche ore dall'intervento è stata  dimessa". Dopo circa un mese arriva la telefonata che avvisa che l’iniezione è pronta e che quindi la signora deve accompagnare Denise a Trieste, all’Istituto per l'infanzia ed ospedale specializzato pediatrico Burlo Garofolo, da Andolina. "È stato terribile. Abbiamo dovuto tenere mia figlia in tre, le hanno fatto una infusione spinale e una venosa, il tutto senza anestesia e in un luogo che sembrava di passaggio, certo non sterile". Ma il panico è arrivato soprattutto dopo l’iniezione, quando "La bimba ha cominciato a vomitare. Ho dovuto portarla al pronto soccorso del Regina Margherita, ma non ho detto delle staminali,  non avevo il coraggio".

Dopo l’acconto e la prima iniezione, la donna ha dovuto eseguire un ulteriore versamento di denaro a completamento della cifra pattuita per la terapia: 40 mila euro. Ed ecco che viene praticata a Denise la seconda infusione. "Mi hanno detto che dovevo aspettare uno o due mesi per vedere miglioramenti. A ottobre, un altro ciclo. Benefici? Sembrava ammalarsi meno, ma solo ora mi accorgo che ogni passo avanti lei l'ha fatto perché è cresciuta. Ogni progresso è un successo, ma solo per merito suo".

Sentendosi fortemente truffata dallo stesso Vannoni, ma anche dai suoi collaboratori, la commerciante torinese ha deciso di rivolgersi alla Procura della Repubblica di Torino, dove è attualmente in corso un’inchiesta sulle staminali condotta dal pm Raffaele Guariniello. Il nome della piccola risulta infatti inserito negli atti dell'indagine insieme a quello di oltre 60 "vittime". la donna è intanto stata ascoltata dai carabinieri dei Nas ai quali ha mostrato il foglio che dimostrava il pagamento a Vannoni di 40 mila euro per la cura della figlia.

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