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Torino, operaio metalmeccanico riceve lo sfratto e si suicida

Mani in faccia. Fonte Flickr, utente LizzyGrafik.Un’altra triste storia, un’altra triste testimonianza della difficoltà in cui vertono i cittadini torinesi. La crisi avanza, inesorabilmente segna coloro che sono più deboli ma non solo dal punto di vista economico quanto piuttosto nell'animo. Perché c’è chi non riesce a sopportare di perdere il lavoro, di perdere tutto ciò per cui si ha lottato per una vita intera, la propria libertà. Uno dei settori che maggiormente stanno soffrendo in questi anni è quello metalmeccanico. Il mercato continua ad essere in flessione, le vendite delle vetture sono in calo e non sembrano intravedersi via di ripresa. Torino è una città che basa gran parte della sua economia sull'industria meccanica. Aziende in crisi, pilastri storici che chiudono i battenti e la Fiat con tutto il suo indotto latitano.

La triste storia dell'operaio in perenne condizione lavorativa precaria

Oggi un uomo, un operaio metalmeccanico non c’è la fatta. Non ha retto all'ennesima pugnalata, a quella lettera che gli intimava lo sfratto entro 30 giorni. Cinquantanni, una vita da precario, un piccolo monolocale nel quale viveva da solo. Solo, così è morto, portando nella sua tasca la motivazione del folle gesto, l’ingiunzione del tribunale. Il suo cadavere è stato rinvenuto in mattinata grazie alla segnalazione di un vicino di casa.

Abbandonato alla sua condizione, indifferenza della società

L’uomo non trovava lavoro da qualche tempo e non aveva, dunque, il denaro sufficiente per poter pagare regolarmente l’affitto. Le banche? Nessuna gli ha concesso del denaro in prestito. Lo stato? Assente. Un’altra vittima di questa folle società che tutto toglie e nulla da, che nasconde i sogni e li trasforma in miraggi, che non è capace di tutelare le fasce deboli ma anzi le affossa, una società sbagliata.

Fonte Tgcom24

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