• Home
  • CRONACA
  • Forconi: cronaca di una giornata di rivolta popolare

Forconi: cronaca di una giornata di rivolta popolare

Corteo di manifestanti11 dicembre 2013. In una delle giornate più significative dell’ormai famigerata rivolta dei forconi, ossia quella della fiducia al governo Letta, prontamente ottenuta in un clima sempre più incandescente, abbiamo seguito nelle ore diurne i protestanti nel centro di Torino per capire, oltre tutti i filtri e le voci sparse, la reale situazione vigente.

Piazza Castello, ore 11,30: si rilevano passanti occasionali, panchine che accolgono mesti fruitori del sole mattutino e gruppetti esigui di giovani, intenti a chiacchierare e bivaccare davanti alla sede della Regione Piemonte, presidiata dalle forze di Polizia, i cui agenti indossano tenuta antisommossa e berretti d’ordinanza, niente caschi e volti relativamente rilassati. Il clima è placido, mai scalfito da urla o fischi, quelli della protesta più viva, incisiva, rabbiosa. Nulla si muove.

Via Po, ore 15,00: dopo una perlustrazione in via Garibaldi e Piazza Arbarello, torniamo in Piazza Castello, ma stavolta qualcosa si muove. Il movimento studentesco si trova dietro Palazzo Madama e proprio da qui ha inizio la marcia con tanto di striscione tricolore lungo Via Po. Ora sì, s’ode la voce fresca e accorata dell’esasperazione giovanile, ma si è in pochi, troppo pochi per emettere un sibilo rivoluzionario di non trascurabile entità. C’è disagio, certo, ma la sensazione è quella del mucchio isolato che grida nel deserto. Ci uniamo al corteo, omogeneo per identità (studenti, giovani, ventenni, trentenni). Ci si chiede dove siano i disoccupati di mezz’età, i poveri pensionati, i disperati, i proletari. Tanta gente vede sfilare il corteo, restando però ancorata alla sicurezza dei portici, dove non ci si espone ma si fotografa, più per curiosità e futuro amarcord che per presenza mediatica attiva. I capi-corteo invocano la discesa in strada dei diretti interessati, quegli italiani che davanti a un telegiornale o a una trasmissione politica imprecano sperando sconsolati in un Paese migliore, governabile, unito.

protesta in piazza vittorio emanuele IIPiazza Vittorio Emanuele II, ore 15,30: il corteo entra nell’egida di controllo degli agenti di Polizia, anche qui senza caschi, equipaggiati e pronti ma non tesi, attenti, appostati vigilando come loro dovere. Nei dehor di bar e caffetterie c’è chi sorseggia un caffè godendosi lo spettacolo, quasi si trattasse di una trovata imbastita per intrattenere e far sorridere. Si è lungi però dall’unirsi alla manifestazione, una colpevole assenza per la quale si giustificano giusto gli esercenti, i cui motivi della marginalità sono ovviamente legati a esigenze economiche in tale periodo comprensibilissime.

Piazza Gran Madre, ore 15,45: eccoci nel bel mezzo del traffico di Corso Casale, dove ora le vetture, compresi i bus, si trovano nell’impossibilità di proseguire, immersi nel disagio ch’è il reale scopo della collettività protestataria. Qualche automobilista scende dalla propria macchina: un uomo distinto è favorevole a un breve dialogo con i ragazzi, si parla di utopie, cose da fare e da non fare, di morale, di etica e di ipocrisia, tutto inscritto nella logica di tempi corti, di fugaci attese, di attimi dilatati. Altri guidatori, invece, non tollerano il disordine ed esprimono il loro dissenso con vigore, ignorati o derisi dai manifestanti più “scomodi”.

Via Po, ore 16,30: sulla via del ritorno, ecco un altro corteo che sale, così i due cordoni si uniscono dando vita a un’onda collettiva più corposa, ergo più credibile e sonoramente percepibile. Si potrebbe stimare un numero, ma nel contesto diverrebbe solo una cifra in più, opinabile quanto tutte le altre stime.

slogan pro rivoltaPiazza Castello, ore 17,00: molte più persone rispetto alla mattina e persino una camionetta colma di slogan a favore della propaganda reazionaria. Tutti intonano l’inno di Mameli prima di darsi a una nuova marcia e al costituirsi di un ulteriore corteo.

Abbiamo seguito gli sviluppi del fervore in centro città, consapevoli dell’importanza di tutti gli altri presidi periferici. Si respira, tuttavia, un’aria di disunione, di allentamento delle corde della protesta. Nessun atto di violenza all’orizzonte, come giusto che sia per una manifestazione civile e abbisognante della più piena ragione e legittimità socio-morale, così come alcun improperio ha arrecato offesa, vilipendio o insulto. Si ha la sensazione, però, che tutto ciò ancora non basti a fronte di uno scontento generale percepito come l’apocalisse politico-amministrativa italiana: cortei troppo sfilacciati, scarsa adesione popolare e azioni non organizzate non aiutano a scongiurare il tentativo di discredito operato sistematicamente dal governo di stanza a Roma, il quale ritiene il movimento dei Forconi un giogo caotico per cavalcare (termine utilizzato dalla stampa fino all’ossesso) il dramma della crisi.

Ancora in tanti seguono il divenire comodamente seduti in poltrona, nel caldo delle loro abitazioni e lontani, molto lontani dall’epicentro storico.

Si vocifera di un’ipotetica (e utopica?) marcia sulla Capitale: i giochi, infatti, si fanno lì, occorre esserci e dimostrare alla classe dirigente che ora come ora, senza un nuovo assetto, ben poco è rimasto da governare.

Seguici su Facebook

Questo sito utilizza cookie proprietari e di terze parti per migliorare i propri servizi. Continuando accetti tale utilizzo.