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Tribunale di Torino: “Alejandro non può diventare cittadino italiano perché figlio di 2 mamme”

Alejandro non può acquisire lo status di cittadino italiano perché figlio di 2 mamme. È questa la risposta che il tribunale di Torino ha dato alle genitrici del piccolo che avevano presentato regolare richiesta per l’ottenimento della cittadinanza italiana del figlio. Il no del tribunale è stato secco, anche dopo il ricorso. Le due neo-mamme, una spagnola, l’altra italiana di Torino, erano infatti convolate a nozze a Madrid, città in cui il matrimonio tra individui dello stesso genere ha valore legale. Ma, mentre per una “normale coppia”, in cui almeno uno dei genitori sia italiano, è possibile chiedere la cittadinanza italiana per il figlio, per una coppia la cui unione non ha valore legale in Italia è impossibile.

Questa la risposta di un'addetta dell'Ufficio di Stato Civile di Torino: «Dal momento che noi siamo tenuti ad applicare le norme del nostro ordinamento è ovvio che la richiesta non poteva essere accolta. Se la domanda fosse stata presentata soltanto dalla mamma italiana molto probabilmente non ci sarebbe stato alcun tipo di problema. Altrimenti non si può». Quindi sarebbe semplicemente bastato che la mamma italiana avesse presentato richiesta omettendo di essere sposata con un’altra donna. Si, in Italia funziona così.

Alejandro, ancora troppo piccolo per capire cosa stia accadendo, è infatti nato dall’inseminazione artificiale di un ovulo precedentemente fecondato, ma la fecondazione eterologa è una tecnica non riconosciuta in Italia, il che ha contribuito ulteriormente a negare la richiesta delle inoltrata dalle due mamme. Ma lui sa bene di avere 2 mamme.  Il problema è che il no del tribunale non dipenda da questioni etiche o morali, ma è scaturito dalla legge, quella legge che dovrebbe essere “uguale per tutti”, ma che di fatto non lo è.

Insomma, la Repubblica Italiana, forse perché profondamente legata alla Chiesa Cattolica, risulta ancora molto lontana, almeno ideologicamente, dagli altri paesi europei e non per quanto riguarda la regolamentazione delle coppie gay e, di conseguenza, dei loro figli. La questione, di estremo interesse pubblico, sta sempre più prendendo piede e il fenomeno inizia a diventare non arginabile. Infatti, ormai da diversi anni, le associazioni chiedono il riconoscimento dei diritti degli omosessuali, ma al momento l’unico traguardo raggiunto risulta essere quello del “contratto di convivenza”, l’unica regolamentazione applicabile per le coppie di fatto che decidono di stare insieme senza optare per il più tradizionale matrimonio.

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