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Con ''La Torre d'avorio'' Zingaretti mette in scena il dilemma del rapporto tra arte e politica

la_torre_d'avorioDebutta oggi, 19 Novembre, al Teatro Carignano lo spettacolo “La Torre d’avorio” di Ronald Harwood, tradotto da Masolino D’Amico e diretto da Luca Zingaretti.

L’opera si basa su due domande fondamentali: può l’arte essere considerata autonoma sotto un regime? Oppure, se si è un artista rappresentativo, le scelte artistiche finiscono col diventare un esempio e un segno di collaborazione col regime stesso? A queste domande però nell’opera non viene data risposta anzi la scelta di una presa di posizione viene lasciata al pubblico. “Taking sides” (Schierarsi) è infatti il titolo originale dello spettacolo cambiato ne “La Torre d’avorio” dal traduttore anglicanista D’Amico come allusione alla condizione di orgoglioso isolamento in cui un artista, forse a torto, crede di potersi rinchiudere.

La storia è ambientata a Berlino nel 1946. Lì, i vincitori danno la caccia ai sostenitori del nazismo, cercando prede illustri per farne casi esemplari che diano risonanza all'iniziativa e spazzino via il mito della superiorità germanica. Tra i convocati vi è il direttore d’orchestra Wilhelm Furtwangler, considerato il più alto esponente della cultura tedesca di allora. Pur non avendo aderito al Nazismo, Furtwangler non si era mai schierato apertamente contro il regime e aveva scelto, per non disperdere la ricca tradizione musicale tedesca, di restare in patria nonostante gli fosse stato offerto il posto di direttore della New York Philharmonic Orchestra. Furtwangelr fu veramente indagato e la sua immagine pubblica ne restò per sempre offuscata sebbene tutte le accuse caddero. Nello spettacolo a indagare su di lui è un maggiore dell’esercito, Steve Arnold. Arnold detesta la musica classica e nella vita civile vende polizze assicurative, cosa che lo ha reso molto diffidente nei confronti del prossimo. Il militare ha inoltre visto le atrocità commesse dal regime e vuole punirle, sicuro dell’eguaglianza di tutti gli uomini tanto ne diritti quanto nelle responsabilità. L’artista e il militare, entrambi convinti delle proprie ragioni, si ritrovano così immersi in uno scontro che è insieme processuale, etico e culturale.

 Lo spettacolo verrà replicato al Carignano, per la Stagione in abbonamento del Teatro Stabile di Torino, fino a Domenica 24 Novembre. Lo stesso Luca Zingaretti è protagonista assieme a Massimo De Francovich di quest’opera che riporta alla luce uno dei problemi più discussi e irrisolti della storia: il rapporto tra arte e politica e l’autonomia dell’una nei confronti dell’altra.

 

 

 

 

 

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