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Il nuovo chef del Cambio è Matteo Baronetto, dalla carriera con Cracco alla Torino storica

Matteo Baronetto chef Cracco al Cambio foto by identitagolose.itSi chiama Matteo Baronetto e da anni lavora con Carlo Cracco, sarà lui il nuovo chef al ristorante Del Cambio a Torino.

Prima di questa notizia forse nessuno pensava che dietro la figura dello spietato giudice di Masterchef, nonchè chef stellato, Carlo Cracco ci fosse quella di Matteo Baronetto. Nato a Giaveno, la sua carriera è costellata di collaborazioni illustri, seguendo le orme del famoso chef, da Gualtiero Marchesi al ristorante di Cracco a Milano. Ristorante che Matteo conosce bene e nel quale firma i menù da due anni.

Non poteva esserci scuola migliore per Baronetto che si è conquistato il posto di chef al famoso ristorante Del Cambio a Torino, nel suo anno di fioritura, dopo la chiusura per lavori e la riapertura imminente.

La storia del ristorante è sempre affascinante da raccontare. Aperto nel 1757, nasce come Caffè, per intrattenere le dame e le corti dopo la visita al contiguo Teatro Carignano. La piazza storica in cui sorge infatti, è stata crocevia dell'arte e della politica e ha permesso al locale di ospitare personaggi illustri come Cavour (a cui è dedicata una sala e una targa), Nietzsche, Verdi e Puccini, Toscanini e De Amicis. Un Caffè principalmente frequentato per lo svago, ma anche con uno spirito letterario e barocco, che si ritrova negli arredi di velluto e nei soffitti affrescati. Un luogo che abbraccia il teatro e tutta la storia italiana. 

Il ristorante Del Cambio aspetta di riproporsi ai clienti e agli occhi dei curiosi con un restauro che mirava a riportare ai vecchi fasti uno splendore durato 250 anni. Un ripartire da radici che affondano nella storia, con un nuovo chef, giovane e di straordinario talento. Quanto bene c'è nel riavere i talenti in città, quando la gavetta li ha portati lontano dal luogo di origine, a ragione, ed ora possono godere del successo che meritano in una città che prima non poteva apprezzarne il duro lavoro e il sacrificio. 

Un "buona fortuna" è d'obbligo, ma anche un augurio, quello di poter finalmente avere lo spazio in città, uno spazio che parla di una storia lontana e della grande tradizione, che sicuramente troverà giovamento in una svolta culinaria sulle ali (e nei piatti) della modernità.

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