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Satellite assemblato a Torino: tra 30 giorni cadrà sulla Terra

Goce satellite 1Torna l’incubo dei "detriti spaziali". Circa 250 chilogrammi di frammenti del satellite europeo Goce (Gravity Ocean Circulation Explorer) potrebbero precipitare sul nostro Pianeta. 

Era stato battezzato la "Ferrari dello spazio", ma ora il satellite Goce dell’agenzia spaziale europea Esa, prezioso nel decifrare importanti caratteristiche fisiche del nostro pianeta, precipiterà nell’atmosfera.

La Ferrari dello spazio:

La "Ferrari" dei satelliti, lunga 5,3 metri e pesante 1,1 tonnellate, è stata costruita con l’apporto di diverse industrie europee ma sotto la guida di Thales Alenia Space Italia e poi integrato a Torino.

Il lancio avvenuto il 17 Marzo 2009, dal poligono russo di Plesetsk, aveva lo scopo di misurare con precisione la forza di gravità della Terra e le circolazioni oceaniche arrivando così a definire l’esatta forma del geoide terrestre.

Ma per attuare queste raffinatissime misure doveva volare basso a 260 chilometri d’altezza dove ancora esistono molecole rarefatte dell’atmosfera. Quindi la sua forma lunga 5,3 metri doveva tenerne conto e per tale motivo gli era stata data una forma aerodinamica con ali che lo faceva assomigliare ad un velivolo dall’elegante linea. Perciò venne battezzato "Ferrari dello spazio".

Goce satellite assemblato a TorinoFine del propulsore:

Per mantenersi a quella quota e contrastare le forze aerodinamiche doveva mantenere in azione un propulsore elettrico che annullava le azioni negative dell’atmosfera. Questo propulsore d’avanguardia funzionava con 41 chilogrammi di propellente. Ora ne rimangono solo due chilogrammi e dopo tre settimane dal suo esaurimento totale si prevede che precipiti inesorabilmente.

Allo Space Debris Office dell’Esa dicono che non bisogna preoccuparsi più di tanto perché ogni anno cadono sulla terra senza che ce ne accorgiamo (o meglio lo sanno solo i controllori) 40 tonnellate di pezzi di satelliti che si disintegrano, e finora non ci sono stati incidenti. Anzi la probabilità è più bassa di quella di essere colpiti dalla caduta di un meteorite.

Comunque Goce, costato 350 milioni di euro, dopo aver permesso un balzo significativo agli scienziati (molti sono italiani che hanno lavorato con un piano di ricerca finanziato dall’agenzia spaziale Asi) che studiano la Terra, ora sta concludendo la sua storia. E speriamo senza danni.

La caduta sulla Terra:

L'Agenzia spaziale europea (Esa) è in allerta. Si starebbe infatti adoperando per contrastare attivamente gli effetti della caduta dei frammenti del satellite Goce. Gli esperti stanno monitorando ogni movimento di Goce e si stanno attivando per scongiurare ogni minimo rischio proveniente dalla caduta dei detriti sulla superficie terrestre. 

Le date ipotizzate sono il 15 o il 16 Ottobre, per cercare di gestire la situazione, per quanto sia possibile, il rientro è già stato affidato all’opera l’Inter-Agency Space Debris Coordination Committee, il comitato di coordinamento tra le varie agenzie spaziali, mentre all’interno dell’Esa il comportamento del satellite è seguito dallo Space Debris Office.

Goce satellite assemblato a TorinoMa quali conseguenze provocherebbe l'impatto? 

Non tutta la sua massa è destinata a raggiungere la superficie del nostro pianeta. Gran parte del materiale di cui è composto infatti, è destinato a bruciare nell’atmosfera, durante la caduta.

Secondo gli scienziati che stanno tenendo d’occhio continuamente la sua traiettoria, il 25% del materiale che lo compone potrebbe precipitare verso la Terra. Si tratta di 250 chilogrammi suddivisi in 40-60 frammenti, che potrebbero schiantarsi sul nostro pianeta.

Il nostro pianeta è composto per il 71% di oceani, e per un’altra buona parte da deserti, foreste, montagne e luoghi impervi. Dati che ci fanno comprendere quanto piccola sia la probabilità che uno di questi detriti possa colpire un’area abitata, o ancor peggio i suoi residenti. Sono alte, invece, le probabilità che i detriti finiscano in una di queste aree, ma al momento non è possibile stabilirlo.

Gli esperti stanno studiando ogni possibile soluzione, per evitare che schegge anche piccole del satellite possano colpire città, strade, palazzi, provocando in questo modo degli effetti devastanti che possano coinvolgere anche le persone.

Le previsioni di rientro sono affette, in questi casi, da significative incertezze, legate a come il satellite modifica la sua orientazione nello spazio e alla modellazione della densità atmosferica sopra i 100 km di altezza, dipendente a sua volta dall’evoluzione, difficile da pronosticare, dell’attività solare. Ed ecco riproporsi il problema dei detriti spaziali. 

 

I detriti spaziali attorno alla Terra:

La spazzatura spaziale, ovvero i frammenti di oggetti creati dall’uomo che vagano in orbita intorno alla Terra, ha raggiunto un livello critico. Tra i frammenti ci sono vecchi razzi vettori, satelliti ormai fuori uso o nuvole di particelle causate dalla distruzione di satelliti.

Recenti studi parlano di 22.000 oggetti rilevabili da terra, che ruotano in orbita a una velocità di oltre 28.000 km all’ora, di cui appena 900 satelliti ancora integri e solo 380 funzionanti. Una quantità che aumenta esponenzialmente, tanto che un rapporto dell’Us National Research Council commissionato dalla Nasa raccomanda ormai di mettere a punto una strategia di "ripulitura", prima che i detriti mettano a rischio altri satelliti ancora operativi o la stessa Stazione Spaziale Internazionale "Alpha". 

L’orbita geostazionaria (a 36 mila chilometri di altitudine) è in particolare la più frequentata, con oltre 200 nuovi "arrivi" ogni anno; la maggior parte dei detriti occupa invece orbite più basse, dove si trovano, tuttavia, numerosi satelliti scientifici di osservazione. Va notato che il dato si riferisce a oggetti più o meno grandi, ma le particelle di grandezza superiore al millimetro si contano a decine di milioni. Ad un’altitudine di 800 chilometri la permanenza in orbita è di circa due secoli mentre l’orbita geostazionaria rimane sostanzialmente stabile per milioni di anni.

Le collisioni sono tuttavia rare: l’ultima risale a Febbraio 2009 e ha coinvolto un satellite Iridium-33 ancora in attività e un satellite militare russo ormai non operativo, moltiplicando di fatto il numero dei frammenti in orbita. Il rischio di tali collisioni è dato dal fatto che le velocità orbitali sono elevatissime, nell’ordine di 10 chilometri al secondo, permettendo anche a piccole particelle di produrre danni considerevoli ai veicoli spaziali.

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