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Il Punto SMAT e la regola infranta: abuso di civiltà

smatIncredibile ma vero. Quando si parla di civiltà, di buon comportamento e di rispetto delle norme nell'ambito del viver collettivo pare implicito chiedersi: "Ma quanto durerà?" Sistematicamente non ci si sbaglia mai e nel caso del Punto SMAT è più che mai idoneo il paradosso "abuso di civiltà" in riferimento a coloro che ne fanno uso.

Il Punto SMAT (Società Metropolitana Acque Torino) sussiste nel contesto della piena sostenibilità ambientale e nel corso di questi ultimi anni ha ricevuto ampio consenso da parte degli abitanti di Torino e provincia, entusiasti di una tecnologia volta a incentivare il consumo di acqua di rubinetto a scopi alimentari e, di conseguenza, a ridurre l'acquisto di minerale confezionata e la relativa produzione di bottiglie in plastica, altamente inquinanti. Oltre sessanta Chioschi Acqua sparsi per il territorio consentono l'approvvigionamento di H2O naturale refrigerata o a temperatura ambiente, nonché gasata, quest'ultima al costo di 5 centesimi ogni litro e mezzo.

Una manna dal cielo, certamente, ma suscettibile di abusi esercitati dai soliti "furbetti", incivili che, ahinoi, hanno l'enorme sfortuna di non saper leggere. La struttura del Punto SMAT, infatti, prevede una forma esagonale i cui lati adempiono a una precisa funzione: i frontali per l'erogazione, posteriori per l'entrata dell'addetto alla manutenzione dell'impianto, laterali per la ventilazione e le informazioni al pubblico. Proprio queste costituiscono il "terribile" tallone d'Achille dei fruitori coatti. Il vademecum del corretto uso del Chiosco Acqua si compone di alcune regole specifiche al fine di permettere a tutti il facile accesso al servizio e preservarne i benefici. Una di queste impone che il singolo utente attinga non più di 9 litri d'acqua al giorno, e ciò non perché le scorte siano limitate (si cadrebbe nell'assurdo), bensì per evitare code, lunghe attese, il falconaggio dei ristoratori e, chiaramente, una precoce usura del sistema refrigerante.

Inevitabilmente, tale regola è destinata a essere infranta: ecco giungere l'anziano con la "damigiana" da riempire, forse ignaro del fatto che l'acqua non confezionata deve essere consumata in fretta per evitare il deterioramento dell'elemento liquido a contatto con l'aria (oltre al progressivo sgasamento), o Tizio, Caio e Sempronio con le ca. 30 bottiglie vuote ciascuno, seguiti da una fila d'umori sempre meno rosei, in attesa del proprio momento. Eppure è tutto scritto a caratteri cubitali, la regola c'è ma evidentemente risulta trascurabile o, più semplicemente, troppo scomoda e ingombrante.

Si necessita dunque di interventi che, se non risolutivi, almeno inibiscano questo fastidioso fenomeno di "abuso di civiltà": ispettori che vigilino occasionalmente o, per tagliar la testa al toro, cartelli di innegabile evidenza, potrebbero essere le idee provvidenziali a tutela di chi l'abuso proprio non può, a ragione, tollerarlo.

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