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Polliotto, UNC: ''Italia non competitiva, aziende in fuga all'estero''

Foto Avv. Patrizia Polliotto

Che L'Italia abbia perso competitività a livello industriale negli ultimi anni, complice anche la crisi mondiale e l'assenza di adeguate politiche di sviluppo economico, è fuor di dubbio.

Sono parole di Patrizia Polliotto, avvocato e Componente il Comitato di Gestione della Compagnia di San Paolo, nonché Presidente e Fondatore del Comitato Regionale del Piemonte dell'Unione Nazionale Consumatori. "Questo fa sì - prosegue il noto legale - che a breve, se non avverrà un'inversione di tendenza, i consumatori italiani non potranno più acquistare prodotti e servizi italiani.

Ciò spiega il motivo per cui le imprese si difendono per la propria sopravvivenza come possono, perché nel Paese mancano gli strumenti idonei, oggi, per fare impresa. I costi di start-up e del lavoro sono elevatissimi. Un esempio? Se in India, poniamo, il costo complessivo per fare impresa è pari a 2 euro l'ora, qui invece siamo a ben 35. Non c'è proporzione".
Per poi concludere: "L'allocazione senza preavviso, improvvisa e inaspettata, di aziende - come sempre più spesso raccontano le cronache nazionali di questi ultimi giorni - che attendono l'estate per chiudere i cancelli dei propri stabilimenti italiani al rientro dei dipendenti ignari dalle ferie, per spostarsi in contesti produttivi esteri più semplici, è l'amara ed evidente conseguenza di questo stato di cose.

Il rallentamento costante dell'Italia, ben espresso dai dati per nulla confortanti dell'ultimo semestre, frutto anche della recessione globale in atto, non lascia presagire nulla di buono. Occorrono nuove soluzioni", conclude l'avvocato. 

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